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    La ricamatrice di sogni

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    La ricamatrice di sogni  Per vivere l’amore e diventare protagonista del suo futuro, Carolina si ribella ai percorsi indicati dalla tradizione, al conformismo, alle chiusure mentali, ai pregiudizi. Siamo nella prima metà del ventesimo secolo, in un borgo montano, severamente legato alle tradizioni. Carolina è una giovane ventenne: attraente, e piuttosto ribelle. Affascinata dal nuovo e dal mondo che si agita dietro l’orizzonte limitato dei suoi monti, non nasconde il suo disagio. Il borgo in cui vive non ha la sua taglia. Lei sogna il vero amore, una vita più piena e stimolante. Quando incontrerà Corrado, le sue ambizioni cominceranno a prendere forma, ma gli ostacoli da superare andranno oltre ogni previsione. Dovrà, sì, sfidare la sua famiglia e l’intera comunità paesana, ma dovrà fare i conti anche anche con il difficile passato di lui e con gli imprevisti della vita. Il loro sarà un cammino di difficile e dolorosa introspezione, per liberarsi dalla paura di non riuscire a vivere l’amore nella sua totalità. Quando, finalmente ciò accadrà, si sentiranno all’apice della felicità, ma, se e quanto essa durerà, non sarà loro responsabilità.
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    Il cuore… in ogni passo

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    Era ancora “Abruzzo” quel territorio verdeggiante, sito tra maestose montagne, che, nel secolo scorso, poté annoverare tra i suoi figli un uomo dal nobile cuore. Esiliati, anni più tardi, dalla regione di appartenenza, quei luoghi furono ignorati dalla regione che li aveva reclamati, Fu così che povertà, ignoranza e incuria presero il sopravvento. E venne l’emigrazione. Padri lontani, madri rimaste sole con figli piccoli da nutrire, anziani senza disponibilità economiche e pochi uomini validi che provavano a sopravvivere con le scarse risorse del suolo: boscaioli, taglialegna, coloni. E poi, la guerra. La guerra con la sua forza distruttiva e immani tragedie familiari. Don Luigi fu l’angelo inviato dalla Provvidenza, ad alleviare le sofferenze del corpo e dell’anima dei suoi conterranei e a distoglierli dalla rassegnazione, attivandosi sia sul fronte professionale che sociale, donando nuove speranze. “Medico credeva nella parola del Vangelo. Ebbe fede nella libertà e nella giustizia sociale. Visse più per gli altri che per sé”. (Epigrafe sul monumento a lui dedicato ad Antrodoco)

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